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REPUTAZIONE per i nostri figli, RIPRENDIAMOCI LA RETE.

Seneca diceva “…Per acquistare il favore del tuo pubblico, devi farti simile ad esso. Non ti seguirà se non capirà che lo capisci. Studia perciò colui col quale parli, riconoscilo nei suoi legittimi bisogni e desideri: egli ti riconoscerà”.




Seneca diceva “…Per acquistare il favore del tuo pubblico, devi farti simile ad esso. Non ti seguirà se non capirà che lo capisci. Studia perciò colui col quale parli, riconoscilo nei suoi legittimi bisogni e desideri: egli ti riconoscerà”.

In CINA la polizia usa un programma di identificazione che attraverso le immagini riprese da videocamere in strada controlla e identifica tutti, per arrestare i delinquenti comuni o per reprimere chi non è considerato "allineato" al governante. Per questo i manifestanti si coprono i volti con mascherine e ombrelli. Ora è notizia, in un articolo di Alessandro Longo su REPUBBLICA, che i big della tecnologia hanno usato i volti di foto condivise sui social per allenare i loro software intelligenti (AI, Intelligenza Artificiale) a identificare le persone, senza il loro consenso. 
ERGO
Sarebbe bene non inviare più le foto dei nostri figli attraverso i social media, anche se sono molto più comodi da usare rispetto alle email. Questo perché inviandole ATTRAVERSO I SOCIAL MEDIA stiamo mettendo un'ipoteca sul loro futuro. Li mettiamo al rischio (o meglio, la certezza) di poter essere sotto controllo, perché qualcun altro, a noi sconosciuto, li può osservare, e cataloga informazioni sulle loro abitudini, gusti, opinioni, pro e contro...potendole usare per fini economici o per fini a noi sconosciuti che non sono a loro favore.
Il 22 ottobre ho partecipato alla presentazione del libro RIPRENDIAMOCI LA RETE scritto da Arturo Di Corinto, con cui lavorai al CATTID - LA SAPIENZA, centro di ricerca sulle nuove tecnologie guidato da Carlo Maria Medaglia. Arturo ha scritto di reti web e tutela della privacy su Repubblica, Il Sole24Ore, Wired e L'Espresso, AGI e Il Manifesto…ed è Inviato per il programma di RAIUno “Codice. Tutta la vita è digitale”. Se volete informarvi cercate online il link per scaricare gratuitamente il suo libro, lo troverete facilmente.
Tutto quello che viene digitalizzato e inviato tramite le reti informatiche viene memorizzato, tesorizzato da qualche parte: sul vostro computer, su un database, su un mail server, sul pc di chi lo riceve…. E a parte il nostro computer (se usiamo un buon antivirus), non siamo in grado di gestire quei dispositivi. Ed è nella logica dei servizi gratuiti quella di ottenere i nostri dati per profilare i comportamenti in rete e poi indirizzarli. È una logica con la quale si estrae valore dall’operato quotidiano degli “user” che mettono le proprie informazioni nella ragnatela dei social media. Non si tratta solo di contenuti più o meno appropriati all’immagine che vogliamo render pubblica di noi, (tipo la foto con la birra in mano o il commento a una vicenda dai risvolti politici, contenuti che pure vengono conservati), ma si tratta anche dei metadati, cioè quei dati che dicono come, dove, quando, con chi e per quanto tempo siamo stati connessi, quali contenuti abbiamo visto.
Questi metadati sono alla base della profilazione dei comportamenti delle persone in rete. La loro gestione ai fini di marketing sociale, politico e commerciale è esattamente il modello di business delle piattaforme social, dei motori di ricerca e dei servizi cloud, ed è la porta attraverso la quale si trovano leve per persuadere all'acquisto, all'opinione, al voto....
Chi conosce gusti e inclinazioni e modelli di comportamento degli altri è potenzialmente in grado di manipolarne le decisioni. La privacy è un limite al potere di governi e aziende.
La privacy ci serve per gestire la nostra REPUTAZIONE, perché quello che gli altri sanno di noi influenza opportunità, amicizie e frequentazioni di business…
La privacy ci permette di cambiare vita, sbagliare per imparare e poi ricominciare a costruirci. Se non si può gestire la propria privacy, non si può gestire la propria reputazione…perché basterebbe lo screenshot di una posa equivoca e ci potrebbe ritrovare su siti e canali YouTube o Whatsapp, “photoshoppati” e messi allo scherno pubblico, montati in foto e video in atteggiamenti che non ci sogneremmo mai di avere.
Proprio quello che ci spiega Davide Bennato con la sua riflessione sui video “fake” che danneggiano l’immagine delle persone rappresentate, oggetto di un articolo nel sito AGENDA DIGITALE.EU. 
Per questo è molto importante poter esercitare il diritto all’oblio, il diritto a dimenticare fatti, situazioni, eventi distanti nel tempo che non sono più rilevanti per definire il nostro essere sociali del terzo millennio.
I social network vanno usati con parsimonia e intelligenza, sapendo che forniscono risorse informative importanti ma possono esser usati anche in maniera malsana.
Come la scoperta dell’atomo e la bomba atomica.
La reputazione di ogni individuo, di ogni età, è preziosa.
Per questo l’Ingegnere Michele Petrucci, in qualità di Presidente del CORECOM LAZIO, durante il suo mandato istituzionale ha organizzato nelle scuole primarie e dell’infanzia, oltre che in sedi accademiche, corsi di INFORMAZIONE per genitori e bambini sull’uso delle nuove tecnologie e sui pericoli connessi.
In questo ha spesso trovato il supporto del Professor Mario Morcellini, intellettuale che ha investito la sua vita nei media e nella comunicazione.
(si trovano riferimenti a queste attività svolte fino al 2019 nel sito CORECOM LAZIO)

“La reputazione non è mai stata così in pericolo. Ecco come tutelarla sul web” è l’oggetto dell’intervista realizzata da Giulia Palocci (e pubblicata sul sito I-COM) a Simona Petrozzi, la “web reputation specialist” che operativamente agisce tramite vie legali, comunicazionali e di “coaching” comportamentali per aiutare le vittime di “reputational erosion”.
Così come l’acqua serve per idratare il nostro corpo e consentirci le performance fisiche quotidiane, così la comunicazione e la reputazione servono per ottenere attenzione ed essere ascoltati da quelli che consideriamo nostri stakeholders, prima ancora di poter mettere in opera le nostre competenze operative e ottenere da questa azione un compenso. In tale panorama, come si dovrà considerare l’apporto della tecnologia Blockchain per la securizzazione delle informazioni, anche quelle personali? E se per erodere il valore in borsa di una Società si attaccasse la reputazione del suo top management? Peggio ancora. Se venissero impiegati sistemi di AI per erodere in maniera strutturata la reputazione di pensatori illuminati ma contrari all’interesse di un ipotetico “Big Brother”, quale innovazione intellettuale ci potremmo aspettare per l’umanità?

I lavori di Arturo Di Corinto, Davide Bennato, Michele Petrucci, Mario Morcellini, Simona Petrozzi convergono sulla tutela della privacy. Grazie al loro lavoro possiamo esprimerci costruendo una REPUTATION che dice al mondo chi siamo e cosa facciamo, aprendo la porta alle nostre attività future, interconnesse con altri esseri umani. Abitanti del mondo Web 5.0.













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