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Tenace. Lo slancio per il nuovo anno.

Il 4 dicembre 2015 ho partecipato alla presentazione del 49° rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese, traendo spunti e stimoli per ripartire nel 2016 con nuovo slancio. Benedetto Croce diceva che “L’identità di un popolo risiede nella sua storia, in tutta la sua storia, nient’altro che la sua storia”. 




Venerdì 4 dicembre 2015 ho partecipato alla presentazione del 49° rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese. L’evento si è svolto a Roma presso la sede centrale del CNEL. Non essendoci un’aula sufficientemente capiente per accogliere tutti i partecipanti, sono state collocate sedie e videoschermi nelle sale del pianterreno e in altre del primo piano ma, ciononostante, c’erano persone in piedi e nei corridoi. Ho visto una moltitudine di uomini e donne di aspetto maturo, con volti che esprimevano la loro concentrazione sui temi trattati, e ho ascoltato con interesse relazioni e commenti ai risultati della ricerca traendo spunti e stimoli per ripartire nel 2016 con nuovo slancio. Benedetto Croce diceva che “L’identità di un popolo risiede nella sua storia, in tutta la sua storia, nient’altro che la sua storia”. Gli italiani hanno costruito la loro saga di ricostruzione post-bellica, poi il miracolo economico con l’industrializzazione di massa, poi la loro presenza attiva in campo internazionale dalla fondazione dell’Europa unita fino all’esplosione del made in Italy. Tutto questo è stato possibile grazie all’impiego di risorse individuali e collettive come mai era avvenuto prima nella storia del Bel Paese. Dal secondo dopoguerra l’Italia, che in Roma ha il faro culturale della cristianità, ha funzionato come freno per l’espansione comunista in Europa e come cuneo culturale per l’adozione degli stili di vita consumistici, allineati con gli interessi industriali nordamericani. Al tempo stesso la posizione strategica della penisola ha fornito un confronto costruttivo e un sogno di libertà ai popoli sulle rive del Mediterraneo. Per queste ragioni il Bel Paese è stato oggetto del “Piano Marshall” e di prestiti che ne hanno irrorato l’economia dal dopoguerra, ma i piani di sviluppo non hanno frenato il cancro della corruzione, ora diffusa a livelli insostenibili per la vita civile di un Paese industrializzato. La corruzione ha origini lontane, risalenti all’unificazione dell’Italia. Se ne trovano radici nella scelta del primo Governo di omologare le amministrazioni pubbliche ai sistemi diffusi nei territori d’impronta borbonica, meno rigidi rispetto ai sistemi nordici, adattabili perché flessi sulla pratica di “arrangiarsi”. La storia d’ITALIA ha visto più volte l’intervento di liberatori stranieri che sono intervenuti sul territorio del Bel Paese portando una loro visione sullo stile di vita da adottare, volendo rivoluzionare la nazione. Ma a conti fatti lo sviluppo dei territori non è stato programmato ed eseguito come ci si sarebbe aspettato per carenza di tenacia nel “limbo italico” fatto di “mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti, mezze idee e mezze persone” (la citazione antica e insospettata è di Filippo Turati). Oggi la corruzione non si limita più ad essere un viatico per la realizzazione di progetti. Troppo facilmente diventa la condizione “sine qua non” capace di impedire la realizzazione di progetti utili alla “res publica” distogliendo le risorse verso impieghi meno produttivi per la collettività ma più utili a sistemi di parassiti. La corruzione si camuffa da funzionario solerte ed efficiente che piagnucola per il figlio emigrato in cerca di lavoro perché “in ITALIA non funziona bene niente” salvo poi, al momento (in)opportuno, pretendere la tangente insostenibile per un progetto di sviluppo territoriale. In ITALIA il sistema, a volte, mi è stato descritto come “irrimediabilmente compromesso”; non sono d’accordo con questa idea arrendevole. Dal secondo dopoguerra troppe risorse economiche sono state rubate o sprecate, e con loro è stato ipotecato il futuro delle ultime tre generazioni di italiani: generazione x, millennials e zeta generation. Però, quando si ha la schiena a terra, si può guardare davvero bene il cielo. Oggi l’Italia è con la schiena a terra e, nonostante tutto, può rialzare la testa. Nonostante il debito pubblico tra i più alti al mondo, le infrastrutture nazionali obsolete, l’ascensore sociale bloccato e la popolazione anziana incapace di innescare un cambiamento significativo. Servono progetti di sviluppo capaci di motivare l’investimento di tutte le energie personali, innescando il miglioramento individuale che precede quello collettivo. Per lavorare a tali progetti si deve comprendere il panorama composto da Istituzioni, Imprese, cittadinanza attiva, tendenze economiche e tecnologiche. Solo così si possono notare i mutamenti, osservare le opportunità e immaginare percorsi di crescita sostenibili. Per questo ci si deve impegnare ogni giorno con coerenza e passione, investendo risorse per scrutare le evoluzioni e le involuzioni della società, osservando gli indicatori dei cambiamenti in atto, ideando progetti di crescita e sviluppo sostenibili. Ogni volta che posso dedicare tempo alla conoscenza di un mercato mi sento privilegiato, posso comprendere dove si sta andando e ciò mi spinge a investire in tecniche e tecnologie della comunicazione con cui relazionarmi a persone preziose per le attività economiche sostenibili. Il turismo è la calamita potente con cui attirare clienti nel territorio. Può funzionare come motore per le attività produttive d’eccellenza, le imprese che miscelano sapere tradizionale e capacità relazionale globale. Il turista, se sapientemente soddisfatto, coinvolto e fidelizzato, funziona come vettore per la REPUTATION di un marchio locale che aspiri ad aprire nuovi mercati o voglia intercettare nuove nicchie di clientela. Va amplificato il valore dell’esperienza provata dal cliente sul territorio attraverso sistemi di relazione e fidelizzazione che erano inesistenti solo qualche anno fa. Oggi il web offre innumerevoli opportunità di sviluppo a coloro che sanno fare bene il proprio lavoro e gli imprenditori illuminati possono trovare, in REPUTATION, interlocutori con cui costruire un percorso comune di crescita e sviluppo. Insieme diamo uno slancio all’Italia di domani. Un’ITALIA tenace.





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